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    November 27

    Comici provetti

    Ci mancavano. Era qualche mese che i principeschi Savoia non si facevano vivi con qualcosa. L'ultima volta che abbiamo sentito parlare di loro, nella fattispecie di Vittorio Emanuele, è stato per l'inchiesta di Henry John Woodcock, a Potenza: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e allo sfruttamento della prostituzione, questi i reati contestatigli. Poco conta che proprio oggi la Procura di Roma abbia chiesto l'archiviazione per il cosiddetto principe (non perché non abbia commesso il fatto, ma solo perché non ci sono abbastanza prove che lo abbia commesso): come dimenticare gli affettuosi epiteti con cui si riferiva a Giuliana Sgrena («vecchia troia mestruata» e «comunista di merda»), la sua regale e ineccepibile fedeltà coniugale («sto andando a Milano, in città... e adesso c'ho tre quarti d'ora... e volevo andare a puttane») o l'esemplare terminologia con cui indica gli avversari politici («bolscevichi figli di puttana»)?
    Dopo averci regalato questi bellissimi momenti, finalmente il Principe e l'erede, ormai determinati a raccogliere l'eredità di Stanlio & Ollio, Ric & Gian e Gianni & Pinotto, sono andati fino in fondo e hanno deciso di dare ai cittadini un motivo in più per maledire il giorno in cui lo Stato italiano ha deciso di farli rientrare nel nostro Paese dopo 50 anni in cui i danni li facevano all'estero (vedi il caso Dirk Hamer). I due noti aspiranti comici hanno chiesto infatti all'Italia un risarcimento di 260 milioni di euro per «i danni morali subìti durante l'esilio per la violazione dei diritti dell'uomo stabiliti così come stabilito nella Convenzione Europea del 1948».
    Il Governo Italiano ha risposto per le righe, ribattendo che «non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia, ma pensa di chiedere a sua volta i danni all'ex famiglia reale per le responsabilità che ha avuto nella storia italiana». Che esagerazione! Probabilmente nessuno ha capito la vera richiesta dei savoiardi: un posto a Zelig o, meglio, al Bagaglino (c'è più gnocca!).
     
    Domenico Animoticon
    November 23

    Libertà è partecipazione

    Su giornali e televisioni ormai non si parla d'altro. Berlusconi organizza una raccolta di firme per andare a votare subito, per mandare a casa il Governo Prodi, e dopo tre giorni farnetica di otto milioni di firme. Visti i gazebo deserti di Roma, e memore del V-Day di Beppe Grillo, in cui nonostante file chilometriche e tavolini stracolmi di gente si riuscirono a malapena a raccogliere 350mila firme (altrettante persone non riuscirono a firmare), otto milioni è una cifra impossibile. Ma tutti hanno dato per buone le parole del Cavaliere e dei suoi vassalli, che urlano da mesi che gli italiani non hanno più fiducia in questo governo. Come se non bastasse, Berlusconi si arrampica sul cofano della sua auto, e decide dalla sera alla mattina, come nelle grandi democrazie liberali, che Forza Italia non esisterà più, che nascerà il nuovo Partito delle Libertà, o Popolo delle Libertà, o Partito del Popolo delle Libertà (il nome non gli è ancora venuto in mente). E tutti gli esperti, o sedicenti tali, iniziano a lodare l'iniziativa, una seconda discesa in campo dopo quella del '94 (come se la prima non avesse fatto già abbastanza danni), un passo avanti, un partito più grande, una svolta politica perché, a detta dei suoi elettori "Forza Italia ha perso la sua carica iniziale". Ci si chiede: in questo nuovo partito chi ci sarà? Gli stessi di prima ovviamente: ma in Italia, basta cambiare il nome ad un partito e servirsi dei propri ridicoli servi mediatici per assicurarsi qualche migliaio di voti in più.

    Nessuno ha osato dire che la mossa di Berlusconi è solo una risposta al Partito Democratico, una risposta mediatica per mettere in secondo piano le primarie del 14 ottobre e l'avvento sulla scena nazionale di Walter Veltroni, un'idea messa a punto da un uomo che, come diceva il grande Enzo Biagi, "ai matrimoni vuole essere lo sposo e ai funerali il morto, e che se avesse un filo di tette farebbe anche l'annunciatrice in tv". Un uomo che come missione ha quella di essere sempre al centro dell'attenzione, e che ora farnetica di un presunto futuro "governissimo" insieme a Veltroni con l'unico scopo di attirare i soliti inciucioni dell'Ulivo (che non osano dire che con lui non si potranno mai alleare) e di far perdere qualche milione di voti al Pd. Nel frattempo, anche Fini e Casini lo stanno abbandonando, addirittura Fini ha parlato di dialogo per la riforma del sistema radiotelevisivo e della Rai (dopo la bufera delle intercettazioni che finalmente hanno documentato il fatto che Rai e Mediaset non si fanno concorrenza da anni, e che al comando della Rai ci sono uomini di fiducia del Cavaliere). Ovviamente gli inciucioni stanno accorrendo al capezzale di Silvio, nel nome del "dialogo per il bene dell'Italia": ma come si fa a dialogare con uno che dice che dopo la legge elettorale si deve andare a votare? E perché si deve andare a votare? Chi lo ha deciso? Lui e i suoi milioni di firme taroccate?

    In ogni caso, la vicenda Rai ha svegliato Gentiloni e Prodi, che improvvisamente si sono ricordati dei due ddl (uno sulla riforma del sistema, l'altro sulla riforma della Rai) che giacciono da mesi in Parlamento, bloccate dai 1500 emendamenti ostruzionistici di Forza Italia, e hanno garantito che dopo la Finanziaria avranno la priorità. Finalmente, dico io. Ma riusciranno a farle approvare, specialmente in Senato? E' possibile che non ci sia nessuno nel centrodestra disposto a dare una mano al governo su questo punto, per abolire il duopolio che da più di 25 anni fa ridere tutta l'Europa? E' possibile che centinaia di parlamentari siano ciechi di fronte allo smisurato potere di Berlusconi nel campo dell'informazione, o che lo facciano apposta perché di quel potere usufruiscono anche loro?

    Nella mia tesi di laurea scrissi che un'informazione libera e pluralista non poteva prescindere dall'uscita dei partiti dalla Rai e da una libera concorrenza nel campo della televisione privata, e solo una riforma degna di questo nome poteva risolvere il problema. Dopo anni e anni, finalmente si riesce a vedere una luce in fondo al tunnel. Speriamo che sia la luce del sole, e non soltanto una lucciola.

    Domenico Secchione

    November 19

    Previously...on via Trionfale

    E' stata dura, l'attesa è stata lunga, ma ce l'abbiamo fatta. Fastweb si è impossessata di noi.

    Finalmente posso tornare a pontificare su tutto lo scibile umano, anche perché in queste settimane sono successe un bel po' di cose, dalla morte di Enzo Biagi a quell di Gabriele Sandri, dalle primarie del Partito Democratico ai recenti (presunti) sette milioni di firme per tornare a votare.

    Non mancherò di dare il mio parere, anche se nessuno lo ha mai richiesto.

    Domenico